Raffrescamento estivo: 10 regole base per il risparmio energetico… senza rischi per la salute!

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– A cura di Alessandro Mosele

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Quest’anno il caldo sembra proprio arrivare con l’estate. Nel nostro ufficio i climatizzatori si sono accesi oggi per la prima volta!
Come qualche mese fa per l’inizio della stagione di riscaldamento (vedere l’articolo Riscaldamento delle abitazioni: 10 regole base per il risparmio energetico) anche per l’estate è opportuno ricordare qualche regola utile al risparmio energetico e… alla salvaguardia della salute! Ecco quindi il vademecum in veste estiva.

0. Installare un’idonea regolazione.
Come per gli impianti di riscaldamento è il punto di partenza. Requisito soddisfatto generalmente nel caso dei sistemi residenziali multisplit in cui ogni terminale è dotato del proprio telecomando e di una sonda di temperatura a bordo macchina, non sempre invece nel caso di impianti centralizzati più complessi, in cui però non è detto (salvo che non siamo noi i proprietari del centro commerciale, della palazzina di uffici ecc.) che possiamo risolvere facilmente il problema.

1. Stop all’effetto frigo.
Soddisfatto il punto precedente usiamo quindi i regolatori per impostare la temperatura ambiente su idonei valori. La temperatura consigliata è di circa 26°C, tuttavia nei giorni più caldi dell’estate potrebbe aver senso incrementare la temperatura impostata in modo che tra l’interno e l’esterno non ci siano più di 6-7°C di differenza. Questo significa che con 34°C esterni dovremmo impostare la temperatura interna a 27-28°C. Il comfort interno rimane accettabile, grazie alla deumidificazione dell’aria, ma la nostra salute ci può guadagnare parecchio! Buona parte delle “malattie estive” sono causate infatti da gradieenti di temperatura troppo elevati tra l’esterno e gli ambienti climatizzati.

2. Per ogni stanza la giusta temperatura.
Basta invertire la rispettiva regola invernale: più alta dove non serve (eventualmente anche climatizzatore spento), più bassa nelle stanze più frequentate: 26°C nel soggiorno e 27-28°C nelle camere sono temperature medie ragionevoli. Ogni grado di temperatura in meno comporta un aumento dei consumi molto maggiore del caso invernale: con una temperatura esterna di 34°C e quella interna di 27°C l’abbassamento della temperatura interna di un solo grado (26°C) comporta un incremento dei consumi di circa il 14% e anche di più se si considera che l’efficienza in raffrescamento delle pompe di calore (EER) descresce all’aumentare della temperatura dell’aria esterna;

3. Attenuazione delle fonti di calore interne.
Gli impianti di raffrescamento devono asportare dagli ambienti anche il calore prodotto all’interno degli stessi. Tali fonti di calore interne sono costituite dalle persone, dalle apparecchiature elettriche e dagli impianti di illuminazione, dai piani di cottura elettrici o a gas ecc. Agire quanto possibile sulla riduzione di tali contributi può portare anche a rilevanti risparmi nei costi di raffrescamento. Si pensi banalmente agli impianti di illuminazione: un impianto con lampade a led può scaldare fino all’80% in meno di un vecchio impianto con lampade a incandescenza;

4. Arieggiare, non surriscaldare.
Per ricambiare l’aria sono sufficienti circa 5 minuti con le finestre bene aperte: tutto il tempo in più farà solo riscaldare l’ambiente con un conseguente aumento dei consumi necessari a riportare i livelli di temperatura e di umidità ai valori desiderati. Il periodico ricambio dell’aria è comunque necessario per garantire una buona qualità dell’aria respirata e, se non sono presenti impianti di ventilazione meccanica controllata (VMC) deve essere fatto manualmente con l’apertura delle finestre;

5. No agli estremi.
In caso di assenze da casa per qualche ora, non spegnere completamente l’impianto di raffrescamento: si rischia di avere una riduzione del comfort senza un’apprezzabile riduzione dei consumi;

6. Attenzione ai flussi d’aria.

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Eliminazione del rischio “colpi d’aria”

Anche, anzi, soprattutto il flusso d’aria fredda emesso dai terminali degli impianti (salvo il caso dei sistemi radianti) può contribuire al peggioramento del comfort e all’incremento del rischio di malattie respiratorie e contratture muscolari. Come ridurlo e, se possibile, eliminarlo? Prima con una corretta progettazione dell’impianto, poi con corretto utilizzo dei terminali. Essenzialmente si tratta di direzionare i flussi d’aria orizzontalmente, anche se in certi contesti, spesso per sviste o errori progettuali, non è facile trovare una soluzione soddisfacente. Ma l’ingegno può aiutare molto, come risulta evidente in questa foto che ho scattato pochi giorni fa!

7. Filtri e manutenzione.
Prima e durante la stagione di raffrescamento è bene provvedere periodicamente al controllo della pulizia dei filtri sia delle unità terminali (ventilconvettori, split, ecc.) che di eventuali unità di trattamento aria (UTA) o recuperatori di calore. Questi se sporchi oltre a ridurre l’efficienza dell’interno impianto rischiano di aumentare anche considerevolmente il rischio di malattie delle vie respiratorie per la diffusione di polveri e batteri. I filtri generalmente possono essere puliti con acqua e lasciati asciugare al sole.
Il controllo e la manutenzione della pompa di calore dovranno essere effettuati da personale specializzato che ne garantirà un funzionamento efficiente e una maggior durata, ma sono obbligatori solo sopra i 12kW di potenza utile (DPR 74/2013, Allegato A) o con più di 3kg di FGAS (gas fluorurati, a effetto serra);

8. Schermature solari e fonti di calore interne.
In estate buona parte del calore entra negli edifici per irraggiamento attraverso le componenti trasparenti dell’involucro edilizio, cioè i serramenti. Ridurre questo apporto di calore significa diminuire sensibilmente l’energia richiesta per il raffrescamento degli ambienti e, nel caso di nuovi impianti, anche la dimensione e il costo dell’impianto di raffrescamento. Questo è possibile sfruttando appositi schermi, che possono essere fissi o mobili, interni o esterni. E’ sempre più efficiente una schermatura esterna piuttosto che una interna, sia fissa (aggetti, frangisole o brise-soleil, balconi, porticati, ecc.) che mobile (scuri, persiane, veneziane, avvolgibili, ecc.). Non si trascuri neppure il colore sia delle schermature che del lato esposto al sole delle murature: a tal proposito si veda l’articolo Riflettanza solare e “isolamento estivo” delle coperture (cool roof);

9. Condividere.
Condividere e promuovere con i vicini e gli altri condomini queste regole e i risultati raggiunti in termini di riduzione dei consumi e comfort abitativo. Ne gioveranno la bolletta e la salute di tutti oltre che… l’ambiente!

10. Rivolgersi ai soggetti giusti.
Meglio affidarsi a professionisti qualificati per la corretta progettazione, installazione e guida al corretto utilizzo dell’impianto, piuttosto che al tuttofare di fiducia che rischia di non essere esperto in materia di benessere termoigrometrico ed efficienza energetica. E’ ancora possibile poter usufruire delle detrazioni fiscali del 50% per l’installazione di pompe di calore reversibili (che possano cioè fare freddo in estate e caldo in inverno, come la maggior parte dei modelli sul mercato) o delle detrazioni fiscali del 65% / Conto Termico per pompe di calore ad alta efficienza che però devono sostituire l’impianto di riscaldamento preesistente.

A disposizione per qualsiasi chiarimento, auguro a tutti una buona estate!


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