L’inquinamento viaggia su internet (parte 2)

Pubblicato il Pubblicato in Energia, Software libero, Uncategorized

– A cura di Alessandro Mosele

internet_pollutionNel precedente articolo (L’inquinamento viaggia su internet – parte 1) abbiamo visto come il “traffico online” sia solo apparentemente immateriale e richieda invece molta energia sia per il trasferimento dei dati che per il loro immagazzinamento nei server.
Vediamo allora in questo articolo come ciascuno di noi, pur nel suo piccolo, può contribuire a ridurre l’impatto ambientale del web.
Ritengo che si possa convenientemente ridurre la questione a due regole:

  1. “Immetti in rete (upload) e scarica (download) solo ciò che ti serve realmente… o poco di più”;
  2. “Riduci più che puoi la dimensione dei file che immetti in rete”.

La prima regola ha come evidente risultato la riduzione sia dei dati in transito su internet che di quelli memorizzati sui server è una diretta conseguenza dell’estensione del motto tanto caro a noi ingegneri: “quello che non c’è non si rompe” (“All that is not there, it does not break”, Henry Ford). Che estensione direte? Questa: “… e non consuma energia”! Su tale regola c’è poco da dire e molto da fare, lasciando a ciascuno la massima libertà di azione.
Sulla seconda regola si aprono invece scenari più complessi. Lascio agli esperti informatici le disquisizioni più tecniche e gli approfondimenti, per il nostro fine ci basti conoscere solo alcuni aspetti, che mi permetto di illustrare con una certa libertà espressiva (mi perdoneranno gli esperti informatici) per cercare di esemplificare meglio concetti non proprio banali:

  • tutti i file sono entità più o meno comprimibili, contrariamente all’acqua;
  • alcuni tipi di file, in particolare quelli multimediali (audio, video, immagini) oltre che comprimibili sono anche “scalabili”, nel senso che l’informazione che contengono può essere trasmessa con diversi gradi di dettaglio.

Questa seconda proprietà dei file può essere meglio chiarita con questa analogia, riferita ai file di immagini: come un soggetto può essere dipinto in scala su una tela di diverse dimensioni e quanto maggiore è la superficie della tela tanto maggiori sono i dettagli rappresentabili, così un’immagine digitale può essere salvata su file a diverse risoluzioni e quanto maggiore è la risoluzione tanto maggiori sono i dettagli distinguibili. La risoluzione del file è l’esatto equivalente della superficie della tela.
Arriviamo dunque agli espedienti e strumenti pratici che consentono di ridurre la dimensione dei file. Per maggior chiarezza espositiva dividerò l’argomentazione nei principali casi pratici:

Immagini bitmap
Video e audio
File PDF
Altri file
Conclusioni

Immagini bitmap
Le immagini di tipo bitmap o raster (qui viene spiegato cosa sono, in che cosa differiscono dalle immagini vettoriali e come siano memorizzabili nei file in diversi tipi di formati) sono quelle che comportano una maggiore dimensione dei file. Possono essere salvare in diversi formati: non compressi, con compressione lossless, con compressione lossy. Dal primo all’ultimo cala considerevolmente la dimensione del file a scapito di una più o meno evidente perdita di qualità dell’immagine. Può essere sufficiente sapere che il formato compresso attualmente più diffuso è senz’altro il “jpeg” [1] ed è quello che può garantire le dimensioni minime del file. E’ il formato in cui ormai salvano i file tutte le fotocamere digitali, che tuttavia, almeno nelle reflex di livello medio e alto, consentono anche di salvare i file in formato “raw” non compresso.
A questo punto si può già intuire quali siano le nostre possibilità di intervento per ridurre la dimensione dei file: scegliere la risoluzione minore possibile compatibilmente con gli usi che ne dobbiamo fare e salvare l’immagine in formato jpeg con adeguato livello di compressione (di solito nelle fotocamere sono previsti tre livelli di compressione dei file jpeg, conviene generalmente optare per l’intermedio “normal”).
Nel caso di foto scattate con fotocamere digitali o reflex impostare la risoluzione di scatto su valori medio-bassi porta a evidenti vantaggi anche nella successiva fase di copia delle immagini dalle schede di memoria al pc, che risulterà molto più veloce. Se invece il file ce l’abbiamo già e vogliamo comprimerlo ulteriormente è sufficiente farlo con idonei software. Consiglio, non perchè siano i migliori ma perchè io ne faccio largo uso Picture Resizer (a questo link trovate anche consigli su come scegliere la risoluzione più adatta alla situazione) e Photoscape (che rispetto al precedente consente anche semplici operazioni di editing dell’immagine ed è dotato degli utilissimi strumenti di ritaglio e ridimensionamento).

Video e audio
Qui il tema diventa più complesso e specialistico, almeno per quanto riguarda la compressione dei file. Basti sapere che esistono formati compressi analogamente a quanto avviene con le immagini. Vale però prima di tutto la regola di ponderare bene la scelta della risoluzione di ripresa del video o la frequenza di campionamento della registrazione audio: più è alta, più aumenta, e di parecchio, la dimensione del file a parità di durata del video o dell’audio. Si tratta quindi di ponderare sempre bene se sia da dare maggior peso alla qualità o alle dimensioni del file.

File PDF
I file PDF sono sempre più diffusi, e con questi anche i software per visualizzarli e gestirli con segnalibri, annotazioni ecc. (per alcuni esempi vedere qui).
Capita però spesso di trovarsi di fronte a file PDF di dimensioni considerevoli a causa della presenza nel file di immagini inserite a risoluzione eccessiva. Basta comprimerli o ottimizzarli con idonei software che trovate qui.

Altri file
Restano moltissimi altri tipi di file. Mi limito a citare il caso dei file di testo, tabelle o presentazioni di Microsoft Office, piuttosto diffusi. Dalla versione 2007 dei rispettivi applicativi è disponibile un nuovo formato di salvataggio dei file, per cui i vecchi file “doc” possono essere salvati in “docx” (o “docm” se contengono macro), gli “xls” in “xlsx” ecc. Il nuovo formato di file è molto interessante per due ragioni: la prima è che è un formato compresso, la seconda è che tali file possono essere rinominati con estensione “zip”, quindi aperti per esempio con 7 Zip per offrire ulteriori vantaggi, come quello di poter estrarre dal file compresso tutte le immagini contenute. Vale però la regola principe che ogni immagine che inseriamo in un file tipo “doc”, “xls” o in una presentazione di Powerpoint dovrebbe essere già in partenza il più compressa possibile compatibilmente con l’uso che ne vogliamo fare per garantire che anche il file finale non cresca esageratamente di dimensioni.
Da ultimo non può mancare un accenno ai software di compressione che consentono di inserire uno o più file in un unico file compresso. I file originale per essere utilizzati dovranno poi essere decompressi. La compressione dei file può essere importantissima per condividere documenti in internet, per almeno due ragioni:

  • la riduzione di dimensione;
  • la possibilità di creare un unico file all’interno del quale possono essere presenti numerosi file, eventualmente anche memorizzati in diverse cartelle: basterà poi copiare un unico file per avere tutti i documenti che si vuole condividere.

E’ importante sapere che la compressione non è efficace con file già compressi per loro natura, come i file jpeg, xlsx, docx di cui abbiamo parlato in precedenza.
Un formato di compressione molto diffuso è lo zip, che potete creare e gestire per esempio con 7 Zip.

Conclusioni
Trovate una breve sintesi di alcuni utili strumenti di compressione file in questa sezione del sito https://www.studioeubios.it/extra/software-libero/#uti_compress.
Provate a mettervi alla prova, vedrete che alla fine gli effetti positivi saranno numerosi, non solo in termini energetici e ambientali: scoprirete per esempio che le vostre foto possono essere archiviate in molto meno spazio dell’attuale o potreste contribuire a non far innervosire qualcuno dei vostri “contatti” quando sarete in grado di inviargli via email allegati più… leggeri.

Note

[1] il formato jpeg è sviluppato tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90. Qui trovate qualche informazione tecnica e storica molto interessante in merito. Sulla perdita di qualità dell’immagine si deve sapere che questa può essere definita dall’utente in fase di creazione del file jpeg, generalmente un valore del 90% garantisce un ottimo rapporto qualità/compressione, ma per utilizzi di immagini in cui la qualità non sia prioritaria può essere utile scendere anche fino al 50%. La qualità però decade leggermente ogni volta che il file viene salvato, ma questo è un problema che riguarda solo chi l’immagine la modifica, non chi semplicemente la copia o la visualizza. Tale formato ha subito un’interessante miglioramento con il formato jpeg2000.

 


Consulta altri articoli qui:


2 pensieri su “L’inquinamento viaggia su internet (parte 2)

  1. dunque dunque…. il tuo intento è lodevole, ma prima di sforzarmi per ridurre le dimensioni degli allegati alle mie mail, vorrei sapere quale % del traffico dati globale è rappresentata dalle e-mail e quale % invece sia dovuta all’intrattenimento . … da youtube alla musica in streaming a netflix

    1. Grazie, Riccardo, osservazione molto pertinente. Anch’io credo che le email sul traffico di dati complessivo non siano la parte preponderante, ma non era il mio obiettivo entrare in un’analisi dettagliata. Comunque ognuno può personalmente agire su tutti i fronti con le due regole proposte, secondo le proprie possibilità e la propria sensibilità… Relativamente allo sforzo di ridurre la dimensione degli allegati credo sia molto ridotto, una volta appreso un metodo conveniente, e i vantaggi notevoli, come accennato nelle concusioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *